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STUMP is here

Ed eccoci, dopo tanto tempo, alla scrittura di un post sul blog!
Dato che prima o poi sarebbe stato inevitabile arrivare alla fine di un percorso di studi – ho deciso di farlo nella maniera più utile possibile: quella di tirare le somme della propria produzione e inserirle all’interno di un portfolio!
Tale prodotto però, non volevo che avesse una vita a se stante, perciò ho ritenuto opportuno approfittare dell’occasione per definire un prodotto editoriale che fosse agilmente adattabile a molte situazioni.

STUMP_logotipiaIl nome STUMP m’è venuto per caso… ero intenzionato a fare qualcosa che avesse un peso (almeno per me) e tirando fuori l’associazione “peso-caduta” mi è tornata alla memoria l’onomatopea #deglioggettichecadonoapesomorto; STUMP appunto.
Controllando all’internet, chiedendo a Google e a suo cugino translate.google, ho scoperto che il termine stump ha diversi significanti, primo tra tutti ceppo. Beh, non aspettavo altro per tirare fuori qualcosa che avesse a che fare con elementi da boscaiolo!
L’associazione di idee che mi ha convinto è stata: “Di solito il percorso di studi rappresenta una semina che negli anni cresce e diventa qualcosa di consistente… ma stavolta ho seminato alberi e raccolgo legna, che mi servirà per costruirmi una casa!”

La metafora bosco-legno-casa mi ha colpito, perché poi in effetti il nostro raccolto ci consentirà (ci dovrebbe – condizionale forever) di costruirci un futuro e magari di avere un tetto.
Ecco il nome della testata: STUMP, il ceppo; simbolo di un momento di raccolta di legna che non è mera a se stessa ma che implica altro lavoro di costruzione. E metafora su metafora, è ovvio che tagliare tutti gli alberi non è cosa saggia; ne tagliamo alcuni, ne lasciamo crescere altri e ne piantiamo di altri ancora!

Detto questo non vi ammorbo più e vi lascio allo sfoglio della versione flipbook di STUMP.

 

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STUMP: flipbook screenshot

Oil’s family – l’oro dei poveri

Umanizzare gli oggetti li rende più “facili” da riconoscere, e soprattutto ce li rende simpatici. Simpatia: “Inclinazione istintiva, che attrae una persona verso l’altra.”
Questo è stato l’incipit dell’idea di questo progetto, finalizzato per un’ eventuale mostra a tema, ma anche per una produzione di etichette limited edition.
Come rendere umana e simpatica una bottiglia di olio, per giunta vuota!? Il ragionamento è stato pressocché immediato: olio da cucina = grembiule da cucina. Nella progettazione di tale grembiule/etichetta ho tralasciato la fase di sketching per mettere mano direttamente al materiale e capire i pro/contro, ma prima di procedere vi mostro il materiale scelto per la realizzazione.

CARTA: Fabriano Murillo – avorio da 260 grFedrigoni Sirio Stardust – caffé da 290 gr
INCHIOSTRO: Winsor&Newton Calligraphic Ink – seppiaLiquitex Pro Acrylic Ink – bronzo ricco iridescente
ALTRO: Leonardt – GENERAL • Winsor&Newton – Pennello tascabile dal set Cotman per  bozzettisti • bisturi • piano quadrettato • stecca d’osso • riga da 1 m in alluminio, con gomma sotto.

Fatte le presentazioni, ora ci possiamo addentrare nella fase pratica. Il design del grembiule è stato realizzato direttamente su carta in scala 1:1 (talmente l’avevo pensata bene…). É caratterizatto da un colletto che sorregge il corpo dell’etichetta e da due braccia che si congiungono (ad incastro) e ancorano il tutto al corpo della bottiglia.
Di seguito uno schema fatto a posteriori.

Costruito lo scheletro, e testato, non rimane altro che iniziare la lavorazione del visual. Le due versioni differenziano di approccio, uno segnico l’altro calligrafico, entrambi accomunati dall’effetto texture. La versione su Fabriano Murillo presenta sul colletto una trama di linee oblique fatte con l’inchiostro calligrafico seppia, diluito con molta acqua. In questo modo si percepisce un colore unico, tono su tono con la carta.


Le immagini (pessime) sopracitate, mostrano la piccola ricerca fatta per il pittogramma/logotipia del progetto. La “o” e la “l” formano le foglie dell’ulivo, sostenute  da un segno netto, pieno, a simboleggiare la terra, le fondamenta. Una frase di richiamo e di ispirazione è stata “l’oro dei poveri”; questo dicono i nostri avi, riguardo all’importanza di questo prodotto. Si può notare anche un abbozzo della trama, utilizzata anche per la decorazione delle braccia del grembiule. In seguito, per rendere più accattivante l’etichetta, ho pensato di far interagire il vetro della bottiglia con la carta dell’etichetta e la sua logotipia. La soluzione più ovvia era quella di sagomare un’oliva o una goccia; perchè non tutte e due!? Quello che ne è uscito effettivamente sembra una nuova forma di stato materico, ma che fa il suo dovere.

La seconda proposta del grembiule è monocromatica e sfrutta la cromia dell’inchiostro e della carta. Un tono su tono da scatola di cioccolatini. Sicuramente mente percepibile del primo, ma di maggior effetto sul piano “glam”, grazie all’effetto donato dall’acrilico iridescente che in controluce dà il meglio di sé. Niente di nuovo, ma per una bottiglia d’olio sarebbe una novità. Provate voi a fare operazioni SWAT con il costume e la caciara di Arlecchino!? “Why so serious?”

In questo caso, la frase l’olio è l’oro dei poveri viene inserita di petto all’etichetta, in basso alla logotipia e nascosta dall’orda di “olio” che texturizzano il tutto, lasciando uno pseudo mezzo cerchio di respiro. Handcrafts Rulz!

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waiting for Efesto presentation

Piccolo omaggio ai Kyuss attraverso la re-type della back cover del Greteast Hits “Desert Rock”. Una prova di rodaggio per il font appena finito di realizzare.

Presto un post dedicato.

Typofero. Fasi concitate

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Working in progress.

Ritorno con “stilo”

Sarà stato il freddo, oppure le due aste perse per 1 euro su ebay; oppure Skyrim che con le sue 350 ore di gioco hanno risucchiato il tempo libero. Comunque sia, dopo un bel pò di mesi, ritorno all’attivo nello scrivere. Ovviamente in questi mesi ho fatto ricerche, raccolto materiale e messo in cantiere  diverse cose che nell’anno saranno pubblicate da questo blog. Nel particolare mi rifaccio a quello che ho scritto in apertura: le due aste ebay. Ebbene ero alla ricerca della “graphos”, penna tecnica a serbatoio nata nel 1934 circa. Pelikan (una delle più importanti marche di strumenti per la calligrafia) fu l’apri-pista di queste penne tecniche, le quali “montavano” punte calligrafiche. Si, perchè la particolarità di questa tipologia di penna consiste nell’avere un manico/serbatoio, a punte intercambiabili (la comodità del classico pennino, con la praticità delle fountain-pen). La differenza con la versione Rotring (del 1978) consiste nella tipologia di punte, ovvero per il disegno tecnico.

A volte utilizzo il verbo al passato perchè queste penne non sono più in produzione, quindi l’unico modo per poterle ottenere è andare alla ricerca di qualche privato disposto a venderle. Nell’immagine sopra, potete notare la varietà di punte calligrafiche, poco meno le stesse in vendita per i pennini, e gli accessori per poter sfruttare al meglio la graphos, anche per i corsivi inglesi. Vi chiederete, come l’ho fatto anch’io prima di voi, se vale la pena acquistare uno strumento simile. La mia risposta è stata, non lo so. Sicuramente è uno strumento interessante sia per la calligrafia che per il disegno; avete a disposizione una vasta gamma di punte da disegno e calligrafiche (grazie anche al fatto che il sistema di aggancio della rotring e della pelikan sono identici, quindi potete usare un set misto di punte), la possibilità di utilizzare un inchiostro a vostra scelta con la comodità del serbatoio, senza dover attingere l’inchiostro tramite il “bagno” della punta nella boccetta di china (calamaio STYLE). Inoltre c’è da valutare che la fattura di queste penne è molto buona, basta un buon lavaggio (le cui istruzioni sono accuratamente assistite dal manuale) per ripristinare la fluidità. Quindi in definitiva il mio giudizio è stato favorevole all’acquisto (attualmente ne ho appena comprati 2 set).

Questo è quello che c’è da dire sulla carta; nella pratica c’è tutto da vedere, ed a tal proposito, aspetto che mi arrivino per poterle testare e recensire direttamente. In appendice vi segnalo la fonte dal quale ho preso le immagini, estilograficas.net nel particolare l’articolo di riferimento sulle graphos. Il sito spagnolo, è ricco di informazioni e documentazioni sulle stilografiche, nel particolare quelle di prestigio. Inutile dire che c’è da perdere la testa per la bellezza nella manifattura e nell’unicità di alcuni pezzi. Ovviamente parliamo di versioni di lusso, la cui utilità è prettamente estetica, ma anche l’occhio vuole la sua parte. E nel mentre, vi servo un altro blog (nel particolare l’articolo) che fa una carrellata di vecchie glorie scribane riesumate e rivitalizzate.

 

Colour Hunter – alla ricerca della palette

Una delle fasi importanti della progettazione richiede uno studio accurato anche di una valida palette di colori. Averne una significa poter prevedere anche le fasi di stampa e via dicendo. Grazie alle risorse web, sono venuto a conoscenza di questo simpatico (gratuito ed utile) strumento di ricerca dei colori: colour hunter.

Come funziona? Ci sono due vie molto intuitive, la prima di ricerca testuale; ad esempio, ho fatto una ricerca col termine steampunk e mi sono usciti dei valori inerenti ad un database di immagini di riferimento. La seconda via, più specifica, prevede l’inserimento dell’URL di riferimento dell’immagine (ad esempio io ho caricato l’immagine in head di quest’articolo) ottenendo il seguente risultato.


É senza dubbio un piccolo strumento utile, che possiamo utilizzare per sbloccarci da un incartamento progettuale causato dall’ingenuo imbarazzo nell’uso del colore. Ovviamente non è la soluzione definitiva alla problematica, però è una facilitazione alla risoluzione. Da utilizzare con parsimonia e da prendere con le pinze, in quanto non sempre la ricerca è efficace (magari perché la foto di riferimento è troppo grande o perché ci sono molti colori); e poi c’è la limitazione a soli 5 colori. Insomma è solo da prendere come spunto, poi ognuno lo utilizza come meglio crede.

Per chi di voi fosse interessato tra l’altro all’immagine in head, è stata realizzata da Alex Beltechi – graphic designer –  del quale abbiamo anche un tutorial su PSDtuts+.