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STUMP is here

Ed eccoci, dopo tanto tempo, alla scrittura di un post sul blog!
Dato che prima o poi sarebbe stato inevitabile arrivare alla fine di un percorso di studi – ho deciso di farlo nella maniera più utile possibile: quella di tirare le somme della propria produzione e inserirle all’interno di un portfolio!
Tale prodotto però, non volevo che avesse una vita a se stante, perciò ho ritenuto opportuno approfittare dell’occasione per definire un prodotto editoriale che fosse agilmente adattabile a molte situazioni.

STUMP_logotipiaIl nome STUMP m’è venuto per caso… ero intenzionato a fare qualcosa che avesse un peso (almeno per me) e tirando fuori l’associazione “peso-caduta” mi è tornata alla memoria l’onomatopea #deglioggettichecadonoapesomorto; STUMP appunto.
Controllando all’internet, chiedendo a Google e a suo cugino translate.google, ho scoperto che il termine stump ha diversi significanti, primo tra tutti ceppo. Beh, non aspettavo altro per tirare fuori qualcosa che avesse a che fare con elementi da boscaiolo!
L’associazione di idee che mi ha convinto è stata: “Di solito il percorso di studi rappresenta una semina che negli anni cresce e diventa qualcosa di consistente… ma stavolta ho seminato alberi e raccolgo legna, che mi servirà per costruirmi una casa!”

La metafora bosco-legno-casa mi ha colpito, perché poi in effetti il nostro raccolto ci consentirà (ci dovrebbe – condizionale forever) di costruirci un futuro e magari di avere un tetto.
Ecco il nome della testata: STUMP, il ceppo; simbolo di un momento di raccolta di legna che non è mera a se stessa ma che implica altro lavoro di costruzione. E metafora su metafora, è ovvio che tagliare tutti gli alberi non è cosa saggia; ne tagliamo alcuni, ne lasciamo crescere altri e ne piantiamo di altri ancora!

Detto questo non vi ammorbo più e vi lascio allo sfoglio della versione flipbook di STUMP.

 

STUMP the poster

Poster di riferimento al progetto editoriale STUMP
Poster di riferimento al progetto editoriale STUMP

S.P.A.C.E. poster

Manifesto dei "Cortili Aperti - 2013" per l'Accademia di Belle Arti – Lecce.
Manifesto dei “Cortili Aperti – 2013” per l’Accademia di Belle Arti – Lecce.

Ninfea-Ade: artworks for booklet

Habemus macchiam

Fa caldo! Almeno l’anno scorso in questo stesso momento, ne dimostrava di più.
Gli esami incalzavano; le idee scarseggiavano. Eppure la barca andava avanti, perlomeno si muoveva. Dopo un anno di fermo nello scrivere, vi propongo un video, montato da…

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Lavoro IN FERMO • 64 tonnellate

Il primo maggio si avvicina, e da festeggiare c’è ben poco. Per chi il lavoro ce l’ha, è una bella giornata di riposo – per chi non ce l’ha, in quella data forse gli piacerebbe trovarlo! Fatto sta che il motore che dovrebbe vitalizzare il nostro Paese, incespica – arranca – tossisce – e nelle più attuali condizioni – è sparito dal nostro veicolo. Le lamentele sono d’obbligo, è un dovere esternare chiaramente il disagio. Indipendentemente se lo si vive in modo diretto o indiretto. (si sa, l’unione “dà” la forza). In quella che dovrebbe essere una coralità, ci sono le voci dei giovani (non ragazzini); quelli che sono sulla trentina e che vengono trattati dal LAVORO come ragazzetti ai quali bastano le millelire per comprarsi il gelato. Quelli che una volta defunti i BIG, saranno la forza lavoro portante dell’Italia.
• mi sono dilungato troppo • 
Un esempio della sopracitata coralità è l’evento che si inaugurerà il primo maggio a Bari: Lavoro In Fermo, una collettiva d’arte tematica organizzata da Agorà Mediterranea, che si propone per dare visibilità ai giovani artisti. Ineffetti la sala a disposizione è una delle principali del capoluogo pugliese, la Sala Murat.

 Agorà Mediterranea è stata presente nel territorio anche con un’altra collettiva dal titolo Enucleare; si evince che l’associazione è sensibile e tende molto a sensibilizzare il pubblico con temi di attualità sociale, e lo fa attraverso il pensiero dei giovani, offrendo loro la possibilità di comunicare con il media artistico. Ma ora passiamo a noi, il sottoscritto parteciperà all’evento con l’opera 64 T (tonnellate) – spero che non sia uno spoiler.

 

Se il primo articolo della costituzione (non il quarto o il penultimo) spiega che il nostro Paese è fondato sul lavoro e che quindi è suo dovere ed interesse garantire che tutti abbiano la possibilità di esercitare tal diritto, figuriamoci tutto il resto in che situazione versa! Questo è stato il mio primo pensiero. E come lo posso tradurre a livello di composizione grafica? e vai di bozza

Nero su nero, un lettering squadrato, tozzo, che nel contesto grafico appesantisce ancora di più la citazione del primo articolo (che compone la silhouette di un peso di piombo – è da qui l’idea del titolo – usato nelle vecchie e care bilancie, che guarda caso sono anche il simbolo della giustizia) e si sofferma su parole come ItaliaUna e SUL. In calce, invece, l’esile parola lavoro, bistrattata, che deve sostenere il peso di quelle parole e che soffoca in questo ambiente caliginoso. Tutto molto bello, ma come la faccio in real! risposta: stencil su una materia di grafite. E la parola lavoro? La copro col frisket ed a fine lavorazione la tolgo, giusto per rafforzare il significato che il lavoro è l’unica cosa che dovrebbe essere pulita in questa miriade di zozzerie e che rischia di sporcarsi matericamente oltre che essere schiacciata graficamente.

 Nella foto soprastante: il primo stadio di lavorazione – dopo aver sagomato le lettere che compongono lavoro –  polvere di grafite e colla-spray hanno ricoperto una base di vernice nero martellato (usato per verniciare i metalli). Si può notare il candore della stanza che a fine lavorazione era diventata come una miniera dalla quale uscivo (da buon minatore) con imbrattamenti totali e con i polmoni pieni di polvere nera. (bravo il fesso). Dopo ho pensato bene di utilizzare una maschera. Successivamente ed a scanso di equivoci, ho ritenuto ipotizzare un effetto finale.

“vodafone: l’effetto da lei desiderato non è stato raggiunto; la preghiamo di riprovare più tardi, grazie!”
Era arrivato il momento di schiacciare la grafite e tirar fuori della materia. Effettivamente una volta premuto il pulviscolo nero (diversamente distribuito sulla tela) la texture venuta fuori, dopo diversi strati e cumuli di grafite messi su, è stata daverro interessante. P.S. il cucchiaio non è una posata, ma uno strumento.

Approvato l’effetto raggiunto, vai con l’ipotesi digitale.

Arrivati a questo punto è giunto il momento dello stencil. Bene, è qui giù di bestemmie, perchè per garantire stabilità agli elementi più sottili sono ricorso ad un cartoncino multistrato di spessore 2,5 mm. Attrezzo usato: bisturi. Dopo 3 giorni di lavoro moderato ho notato un superpotenziamento del pollice e dell’indice per non parlare dei calli e dell’annullamento delle impronte digitali.

Nonostante le lamentele, la scelta effettuata del materiale è stata positiva, in quanto la stabilità ed il limitato imbarcamento del supporto ha consentito una stesura leggermente sbavata restituendo all’opera finale uno screpolamento delle lettere in favore del significato dell’opera. É quel valore agigunto che il manuale ti riesce a dare. Volendo mantenere la lettura ad un livello materico, giocando nero su nero, ho scelto per la stesura finale il nero velato della BEAT, spray che consente di scurire il colore di base. Con varie passate, l’effetto finale ha restituito una diversità di riflesso interessante, tanto che la lettura e la visibilità si accentua in controluce.

note: è molto difficile fare una foto frontale.

L’inaugurazione della mostra sarà il primo maggio a Bari (alle ore 19), presso la Sala Murat in piazza Del Ferrarese – dall’1 al 6 maggio. Di seguito alcuni link di riferimento.

• articolo di giornale 1
• articolo di giornale 2
• Agorà Mediterranea