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Ninfea-Ade: artworks for booklet

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Ninfea-Ade: artworks in b&w

Il primo maggio si avvicina, e da festeggiare c’è ben poco. Per chi il lavoro ce l’ha, è una bella giornata di riposo – per chi non ce l’ha, in quella data forse gli piacerebbe trovarlo! Fatto sta che il motore che dovrebbe vitalizzare il nostro Paese, incespica – arranca – tossisce – e nelle più attuali condizioni – è sparito dal nostro veicolo. Le lamentele sono d’obbligo, è un dovere esternare chiaramente il disagio. Indipendentemente se lo si vive in modo diretto o indiretto. (si sa, l’unione “dà” la forza). In quella che dovrebbe essere una coralità, ci sono le voci dei giovani (non ragazzini); quelli che sono sulla trentina e che vengono trattati dal LAVORO come ragazzetti ai quali bastano le millelire per comprarsi il gelato. Quelli che una volta defunti i BIG, saranno la forza lavoro portante dell’Italia.

• mi sono dilungato troppo • 
Un esempio della sopracitata coralità è l’evento che si inaugurerà il primo maggio a Bari: Lavoro In Fermo, una collettiva d’arte tematica organizzata da Agorà Mediterranea, che si propone per dare visibilità ai giovani artisti. Ineffetti la sala a disposizione è una delle principali del capoluogo pugliese, la Sala Murat.

 Agorà Mediterranea è stata presente nel territorio anche con un’altra collettiva dal titolo Enucleare; si evince che l’associazione è sensibile e tende molto a sensibilizzare il pubblico con temi di attualità sociale, e lo fa attraverso il pensiero dei giovani, offrendo loro la possibilità di comunicare con il media artistico. Ma ora passiamo a noi, il sottoscritto parteciperà all’evento con l’opera 64 T (tonnellate) – spero che non sia uno spoiler.

Se il primo articolo della costituzione (non il quarto o il penultimo) spiega che il nostro Paese è fondato sul lavoro e che quindi è suo dovere ed interesse garantire che tutti abbiano la possibilità di esercitare tal diritto, figuriamoci tutto il resto in che situazione versa! Questo è stato il mio primo pensiero. E come lo posso tradurre a livello di composizione grafica? e vai di bozza

Nero su nero, un lettering squadrato, tozzo, che nel contesto grafico appesantisce ancora di più la citazione del primo articolo (che compone la silhouette di un peso di piombo – è da qui l’idea del titolo – usato nelle vecchie e care bilancie, che guarda caso sono anche il simbolo della giustizia) e si sofferma su parole come ItaliaUna e SUL. In calce, invece, l’esile parola lavoro, bistrattata, che deve sostenere il peso di quelle parole e che soffoca in questo ambiente caliginoso. Tutto molto bello, ma come la faccio in real! risposta: stencil su una materia di grafite. E la parola lavoro? La copro col frisket ed a fine lavorazione la tolgo, giusto per rafforzare il significato che il lavoro è l’unica cosa che dovrebbe essere pulita in questa miriade di zozzerie e che rischia di sporcarsi matericamente oltre che essere schiacciata graficamente.

 Nella foto soprastante: il primo stadio di lavorazione – dopo aver sagomato le lettere che compongono lavoro –  polvere di grafite e colla-spray hanno ricoperto una base di vernice nero martellato (usato per verniciare i metalli). Si può notare il candore della stanza che a fine lavorazione era diventata come una miniera dalla quale uscivo (da buon minatore) con imbrattamenti totali e con i polmoni pieni di polvere nera. (bravo il fesso). Dopo ho pensato bene di utilizzare una maschera. Successivamente ed a scanso di equivoci, ho ritenuto ipotizzare un effetto finale.

“vodafone: l’effetto da lei desiderato non è stato raggiunto; la preghiamo di riprovare più tardi, grazie!”
Era arrivato il momento di schiacciare la grafite e tirar fuori della materia. Effettivamente una volta premuto il pulviscolo nero (diversamente distribuito sulla tela) la texture venuta fuori, dopo diversi strati e cumuli di grafite messi su, è stata daverro interessante. P.S. il cucchiaio non è una posata, ma uno strumento.

Arrivati a questo punto è giunto il momento dello stencil. Bene, è qui giù di bestemmie, perchè per garantire stabilità agli elementi più sottili sono ricorso ad un cartoncino multistrato di spessore 2,5 mm. Attrezzo usato: bisturi. Dopo 3 giorni di lavoro moderato ho notato un superpotenziamento del pollice e dell’indice per non parlare dei calli e dell’annullamento delle impronte digitali.

Nonostante le lamentele la scelta effettuata del materiale è stata positiva, in quanto la stabilita ed il limitato imbarcamento del supporto  ha consentito una stesura leggermente sbavata ed ha restituito all’opera finale un screpolamento delle lettere a tema del significato dell’opera. E’ quel valore agigunto che il manuale ti da. Volendo mantenere la lettura ad un livello materico, giocando nero su nero, ho scelto per la stesura finale il nero velato, spray che consente di scurire il colore di base. Con varie passate, l’effetto finale ha restituito una diversità di riflesso interessante, tanto che la lettura e la visibilità si accentua in controluce.

L’inaugurazione della mostra sarà il primo maggio a Bari (alle ore 19), presso la Sala Murat in piazza Del Ferrarese – dall’1 al 6 maggio. Di seguito alcuni link di riferimento.

ORDINE e disciplina

Alzi la mano chi di voi non si è mai fatto ripetere allo sfinimento (da parte delle vostre genitrici) di mettere in ordine le cose. L’ordine dovrebbe essere una cosa naturale e ne esistono vari tipi. Quello che vi propongo oggi appartiene al fattore design: un blog, molti creativi ed un sacco di cose interessanti.
Sto parlando di THINGSORGANIZEDNEATLY (cose organizzate ordinatamene), un blog su piattaforma tumblrche si propone come contenitore virtuale di fotografie e immagini di composizioni ordinate di oggettistica varia. Il suo autore è Austin Radcliffe, studente al Herron School of Art and Design – Indianapolis.

Degno di nota è la sorprendente capacità dell’ordine proposto che, nonostante la diversa provenienza degli autori, si manifesta come omogeneo. Nulla di nuovo, ma sicuramente di grande impatto e rappresenta una fonte di ispirazione e di riflessione ZEN per riordinare la mente (e non solo). Il blog vi consente di partecipare con le vostre realizzazioni, quindi prendete le vostre cose e iniziate a dare retta alla mamma!

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É un portale verso un mondo creativamente esponenziale.

Periodic Table of Typefaces: quando la tipografia è una scienza!

Chi ama la tipografia sa benissimo che di caratteri a disposizione ce ne sono un’infinità, tra quelli ben fatti e quelli gratuiti che ovviamente la maggior parte delle volte sono amatoriali. In questa universo parallelo ci serve una bussola d’orientamento, uno strumento che ci consenta di poter avere una visione, seppur limitata – ma valida, completa dello scenario tipografico.
Ed eccola qui, la tavola periodica dei caratteri tipografici! Un file vettoriale ben studiato da Camdon Wilde/Squidspot nel 2009.

 

Dal sito ufficiale (attualmente in restyling/underconstruction) è possibile avere il link d’acquisto. Il prezzo non è fisso infatti è richiesta una donazione di qualsiasi importo. Beh io non ho resistito e nell’ottobre scorso ho proceduto con l’acquisto, una donazione di 2 euro per un lavoro allettante. Cosa riceverete all’acquisto? Dopo pochi minuti all’invio del denaro riceverete una email nella quale vi saranno dati i link (che scadono dopo un pò) dove scaricare i file jpeg di alta qualità, il pdf ed il file eps (scusate se è poco). Quest’ultimo molto utile in quanto vi consente di modificare la tavola a vostro piacimento. Per uno strumento/gadget del genere il costo è irrisorio. Ciò non toglie, che se vi interessa, potrebbe essere realizzata anche personalmente. Ma al momento va bene così, si può anche apprezzare il lavoro svolto da altri! Il sito offre anche la possibilità di acquistare la versione per muro, in stile serigrafia, al costo di 49.00 dollari ed in versione gratuita è possibile scaricare il wallpaper.

Le immagini sono state prese da  forPRINTonly
Sito ufficiale Squidspot ed il link diretto per l’acquisto

Danny Yount: quando la tipografia spacca

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Tra le cose che guardo in un film, non possono certo mancare di analizzare i titoli d’apertura e di coda.

Tra i film che quest’anno sono andato a vedere al cinema, Sherlock Holmes è quello che mi ha colpito di più, mi è piaciuto in tutto e per tutto, ogni singola cosa, e la ciliegina sulla torta è stata la end-title. Questa mi ha spinto ad una ricerca a tappeto della rete, che mi ha fornito moltissime informazioni, tra cui (cosa importante) il nome dell’artista che se n’è occupato: Danny Yount.
Si è occupato di diversi film quali IronMan, ROck’n’ROlla, SixFeetUnder ed altri che non ricordo.
Davvero meraviglioso lo studio fatto per Sherlock Holmes, soprattutto per il video che segue, dove si incontrano “casualmente” alcune mie passioni, la tipografia e la meccanica.

Danny Yount – Sherlock Holmes credit test 

 

i link da vedere:

 

 

 

threeA Toys // World War Robot


Illustrazioni di Ashley Wood

Dalla graphic-novel di Ashley Wood, illustratore e fumettista, questi ragazzacci della ThreeA-Toys hanno tirato fuori (e continuano a farlo) una serie di “giocattoli” da collezione che sono un vero capolavoro. Completamente articolabili, di ottimo materiale plastico e dipinti a mano da artisti quali lo stesso Ashley Wood. Anche il packaging è studiato ad hoc e qualunque sia il prezzo dell’intero prodotto sarebbe una spesa ben fatta.
A quelli che non conoscono la threeA Toys, consiglio di farvi un giro qui ed almeno apprezzare la bellezza e l’accuratezza di dettagli e finiture. Davvero dei giocattoli precisi.

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THREEA TOYS
ASHLEY WOOD
WORLD WAR ROBOT